Abstract
La dermatite attinica è un effetto comune della radioterapia a fasci esterni e in particolare le pazienti con neoplasia mammaria possono sviluppare durante il trattamento una dermatite di grado lieve-intermedio, che può determinare disagio e alterazione della qualità di vita durante le cure. Ad oggi non vi è un trattamento standard nella prevenzione di questo effetto avverso.
Questa revisione di letteratura esamina le evidenze sull’uso della fotobiomodulazione (PBM) per prevenire la dermatite attinica nelle pazienti con neoplasia mammaria. È stata posta particolare enfasi sui meccanismi d’azione, protocolli di trattamento e integrazione nella pratica clinica. Si tratta di un trattamento non invasivo ed indolore che utilizza radiazioni a bassa intensità, prevalentemente nella gamma della luce rossa (600–700 nm) e dell'infrarosso (700–1100 nm). Il trattamento viene solitamente somministrato una o due volte a settimana durante il corso della radioterapia. Diversi studi hanno dimostrato che la PBM è in grado di ridurre significativamente l’incidenza delle dermatiti attiniche di grado ≥2 nei pazienti sottoposti a radioterapia, con elevata tollerabilità e assenza di effetti collaterali. Ad oggi, la PBM rappresenta una delle poche strategie preventivamente raccomandate dalle linee guida internazionali per la gestione della dermatite da radiazioni.
La PBM si configura come un'opzione sicura ed efficace per la prevenzione della radiodermatite nei pazienti sottoposti a radioterapia per carcinoma mammario. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per definire protocolli standardizzati di trattamento e per valutarne l'efficacia in altri distretti corporei.
