Parole chiave

ipomagnesemia
magnesio
soft drinks
soda
V. 5 N. 9-10 (2025)

Abstract

Un paziente di 90 anni viene ricoverato per una sincope senza prodromi. All'esame clinico il paziente presenta un segno di Chvostek positivo e vivaci riflessi osteotendinei.
Gli esami di laboratorio hanno documentato una grave ipomagnesiemia (0,21 mmol/L), ipokaliemia (2,8 mmol/L) e ipocalcemia (calcio corretto 1,81 mmol/L), insieme a un prolungamento dell’intervallo QTc (510 msec) all’elettrocardiogramma. Il trattamento iniziale ha incluso la somministrazione endovenosa di elettroliti, la sospensione del pantoprazolo (noto per ridurre l’assorbimento di magnesio) e della metformina (associata ad effetti chelanti). Dopo un miglioramento iniziale, si è passati dall’integrazione endovenosa a quella orale di magnesio, ma i valori sierici sono nuovamente diminuiti. Un’anamnesi più approfondita ha rivelato che il paziente consumava esclusivamente soda (bevande gassate zuccherate tipo le cola). Queste contengono acido fosforico, che agisce come agente chelante, legando il magnesio e inibendone l’assorbimento intestinale. L’interruzione dell’assunzione di tali bevande ha portato alla normalizzazione dei livelli di magnesio. Infine, la sincope del paziente è molto probabilmente attribuibile a un’aritmia secondaria alle alterazioni elettrolitiche. L’elettrolita più gravemente compromesso è il magnesio, la cui carenza ha contribuito allo sviluppo sia dell’ipokaliemia sia dell’ipocalcemia. L’origine di tale disturbo è verosimilmente multifattoriale: l’uso di inibitori della pompa protonica (e, forse, di metformina), la malnutrizione tipica dell’anziano e l’uso esclusivo di soda con conseguente effetto chelante.