Abstract
Il lipedema è una patologia cronica, progressiva e dolorosa, caratterizzata da un aumento simmetrico del tessuto adiposo sottocutaneo a carico degli arti, con tipico risparmio di mani e piedi, e una netta prevalenza nel sesso femminile. L’esordio si verifica prevalentemente in concomitanza con transizioni ormonali quali pubertà, gravidanza e menopausa, e può presentare una predisposizione ereditaria. La fisiopatologia riconosce l’interazione di fattori genetici e ormonali, associati a disfunzioni microvascolari e linfatiche, iperplasia e ipertrofia adipocitaria, e processi infiammatori cronici. Il quadro clinico comprende dolore spontaneo o evocato, ipersensibilità, facile comparsa di ecchimosi e limitazioni funzionali, con rilevante impatto psicosociale. La diagnosi è clinica e si basa su criteri positivi, associata all’esclusione di condizioni a presentazione simile quali obesità, linfedema, lipoipertrofia e malattia di Dercum. Il trattamento è prevalentemente conservativo e include esercizio fisico regolare, terapia compressiva e terapia linfatica decongestiva. Nei casi refrattari, la liposuzione rappresenta un’opzione chirurgica con basso rischio ed eccellenti risultati. La scarsa consapevolezza della patologia e l’assenza di biomarcatori specifici determinano una sottodiagnosi significativa. Il riconoscimento precoce da parte del medico di medicina di famiglia è cruciale per l’invio tempestivo all’angiologo, figura di riferimento per l’esclusione di comorbidità vascolari e la definizione di un percorso diagnostico-terapeutico multidisciplinare che includa nutrizionista, psicologo e fisioterapista, con l’obiettivo di prevenire la progressione e migliorare la qualità di vita.
